Storia del commercio estero a Milano e in Lombardia – Parte II – Dalle origini all’Alto Medioevo

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Ricerca storica e redazione scheda: Paolo La Rocca

LINEA DEL TEMPO: epoca 400 a.C. - 1400

La Lombardia proto storica

La civiltà di Golasecca (Golasecca, Como, Bellinzona) fu snodo per i commerci tra Etruschi, Greci e popoli a nord delle Alpi, grazie anche alla presenza dei fiumi e dei laghi prossimi ai valichi alpini: il sale era uno dei principali prodotti commerciati. A Golasecca si affiancavano l’area di Milano, collegata tramite la Val Scrivia a Genova (fondata dagli Etruschi in concorrenza con Marsiglia per commerciare con la pianura) e l’Etruria padana nell’attuale mantovano (Forcello Bagnolo di San Vito).

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Vasi appartenenti alla civiltà di Golasecca

I Celti

Con la fine delle guerre tra Galli Cisalpini e Romani, a partire dal II secolo a.C. si svolsero nella Pianura Padana importanti fiere mercantili che garantiscono l’affluenza di mercanti da tutta la Penisola. Le fonti descrivono la grande ricchezza agricola della Pianura, il basso costo dei suoi prodotti e la qualità degli allevamenti di maiali, le cui carni salate e affumicate costituivano una preziosa riserva alimentare anche per gli eserciti. Sui mercati della Cisalpina giungevano merci (oli, profumi, vini attestati dal ritrovamento dei caratteristici contenitori) provenienti dall’Italia peninsulare e dal Mediterraneo orientale.

Milano romana

Già Polibio, nel 200 a.C., notava l’abbondanza del bestiame che veniva esportato dalla “Lombardia” in buona parte d’Italia e il basso prezzo dei cereali e, nel IV secolo d.C., Ausonio (Anthologia Latina) descrive Milano come una delle più splendide e nobili città al mondo. Il Po era la principale via di comunicazione, le direttrici terrestri erano la via Emilia (da Rimini a Piacenza) e la via Postumia (da Genova a Tortona, proseguendo poi per Cremona). Le dichiarazioni di autori latini come Strabone e la presenza di numerose epigrafi ci aiutano a capire quali fossero allora le principali produzioni e commerci. Da loro si apprende che il Nord Italia è parte di un più vasto mercato, con Milano è centro di importazione del vino da tutto il Nord e dell’esportazione verso i mercati imperiali. È qui che nascono officine di fabbri e tessitori, complessi per la fabbricazione delle armi, e si diffonde la lavorazione del legno, dei vetri e dei gioielli. Le maggiori testimonianze (Museo Archeologico di Milano, Soprintendenza speciale per i beni culturali di Roma) citano la qualità della “lana gallica” in riferimento al commercio e alla produzione delle vesti di lana.

La lapide dei Vettii, murata negli archi di Porta Nuova, presenta nel podio la scena della vendita a braccia di un tessuto, per cui sappiamo che C. Vettius era un negotiator sagarii. Esistono a Milano altre lapidi che attestano il commercio dei tessuti.

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Alla lana si aggiunge la produzione e il commercio delle pelli, delle calzature e l’industria del lino, tutte produzioni “di qualità” cui si affianca la produzione di tuniche e mantelli destinate ai legionari, e quella degli stracci praticata dai “centonarius”, che producevano vesti per schiavi e grandi coperte di lana che gli antichi “vigiles” utilizzavano intrise di acqua e aceto per soffocare il fuoco.

Insegna situata all’esterno dell'excubitorium, la sede della "VII Coorte dei Vigili" incaricati nell’antica Roma della sorveglianza, soprattutto in funzione antincendio, della zona di Trastevere.

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La lana serviva anche per la produzione delle tuniche rosse che i legionari indossavano sotto le loro armature (loriche)

La Corporazione dei mercanti tratta ceramiche, bronzi e tessili. Dal Mediterraneo alla Francia, dal Danubio a Budapest, attraverso la Svizzera: questi erano i mercati “globali” del tempo, che sussistevano insieme ai mercati interregionali e locali, allestiti lontano dalle strade del commercio. In epoca tarda romana, Milano mantiene una vivacità economica anche per il ruolo di retrovia per gli eserciti impegnati a contrastare le invasioni dei barbari.

L'Alto Medioevo

Per il VI e per gran parte del VII secolo, le testimonianze archeologiche registrano a Milano, come in altre città, degrado e abbandono delle infrastrutture e degli edifici antichi, sostituiti da abitazioni in legno. Già nel VII secolo, al tempo di Liutprando, Milano viene però descritta come una città dove si trovano merci di varia specie e dove è possibile arricchirsi con i commerci.

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Tremisse battuto da Liutprando con la lettera M nel campo - Busto diademato a dritto; sul retro San Michele stante. Oro, (g 1,26)

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Liutprando, ritratto in questa moneta con la croce in mano, regnò sui Longobardi dal 712 al 744. Sovrano intelligente e capace, per consolidare il regno, attuò per alcuni anni una politica diplomatica di amicizia con il papa, i bizantini e il re dei franchi Carlo Martello e sposò la figlia del re dei bavari, Guntruda. Di fede cattolica, donò al papa Gregorio II il castello di Sutri (728), primo nucleo dello Stato della Chiesa, ma negli ultimi anni del suo regno attuò una politica antipapale e nel 742 occupò Roma.

CURIOSITÀ:

Il baratto

Le monete bronzee ritrovate nel battistero di Milano attestano che nell’Alto Medioevo non si era passati completamente al baratto, anche se la circolazione monetaria si era molto ridotta: un dolce povero, la bisulà, a forma di ciambella, ci ricorda, nella forma originale di pane a foggia di corona col buco, quella “scutella de cambio che veniva impiegata in sostituzione del denaro. Il foro centrale impediva la frode basata sul mancato calo di cottura e, date le sue dimensioni (ognuna poteva pesare quasi un chilo e mezzo), ne facilitava il trasporto: potevano infatti essere infilate sul braccio oppure passate in una corda o un bastone.

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Ciambella che ci ricorda la bisulà, un dolce povero che veniva impiegata in sostituzione del denaro

Periodo carolingio (VIII –IX secolo)

I territori lombardi che facevano parte del regno longobardo vennero conquistati dal re franco Carlo Magno nel 774, a seguito di una campagna militare avviata l'anno precedente che, dopo uno scontro decisivo avvenuto in Val di Susa, si concluse con la conquista di Pavia. Carlo Magno con il titolo di rex Francorum et Langobardorum, inglobò il regno longobardo in quello franco senza tuttavia sconvolgere troppo il preesistente ordinamento politico e amministrativo, lasciando duchi e funzionari longobardi al loro posto, e mantenendo come capitale Pavia. In questo periodo, la città appare come la residenza degli elementi non feudali: proprietari di allodi e di capitali investiti nel commercio e nelle “industrie”. Gli artigiani e i mercanti liberi probabilmente non erano scomparsi completamente; continuando la tradizione romana, essi avevano le loro botteghe e i loro laboratori uno accanto all'altro, nelle strade che prendevano nome dalla loro attività e che si concentravano intorno al mercato. Incerta è l'esistenza di associazioni fra artigiani e fra mercanti; in epoca longobarda vi erano forse ancora i resti dell'antica organizzazione romana entrati a far parte del sistema amministrativo longobardo e poi carolingio. Artigiani, mercanti e proprietari potevano esprimersi su molte questioni nel conventus civium: sui mercati settimanali, sulle fiere annuali che bisognava regolare e controllare, sui lavori pubblici per la parte di competenza dei cittadini.

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