Ritratto di Carlo Sacco e Carolina Cerutti

Autore: Felice Casorati
Collocazione: Quadreria della Ca' Granda
Indirizzo: via Francesco Sforza 28

Anno esecuzione: 1928
LINEA DEL TEMPO: epoca 1900-1945

Carlo Sacco (Voghera, Pavia, 1844 - Milano, 1926), da umili origini raggiunse una notevole agiatezza esercitando il commercio dei filari di cotone come rappresentante in Italia di manifatture straniere; sua moglie, Carolina Cerutti (Biella, 1847 - Milano, 1914), collaborò con lui nella gestione della Ditta Lombardini e Sacco. Carlo Sacco beneficò l’Ospedale con un lascito testamentario. Con delibera del 15 marzo 1926 il Consiglio Ospedaliero affidò a Ubaldo Oppi il ritratto dei coniugi Sacco, fissandone il prezzo in lire 10.000 e la consegna entro il 30 novembre 1926; ma il 9 maggio 1927, poiché Oppi non aveva ancora ultimato il quadro, il Consiglio revocò l’incarico, sostituendolo con Felice Casorati, che lo ultimò nel 1928. In alcune lettere indirizzate al segretario dell’Ospedale, Casorati dà notizia del doppio ritratto in corso di esecuzione. Scrive da Torino il 2 settembre 1928: “Nel corso del lavoro ebbi parecchie incertezze circa i dati fisionomici dei ritrattati. Mi sono attenuto alla grande fotografia che codesto istituto mi ha fatto tenere e che credo sia di data remota: dalle fotografie stesse mi sembra che la Signora ancora abbastanza giovane sia bionda con gli occhi piuttosto chiari e il Signor Sacco con i capelli e la barba brizzolati”. Il rapporto strettissimo esistente tra la fotografia dei coniugi Sacco di Giulio Rossi e il ritratto conferma le parole di Casorati, che dal documento iconografico riprese il carattere, la posa, l’abbigliamento delle figure. In un’altra lettera senza data, Casorati scrive: “Il ritratto – due figure assise davanti a una finestra da cui si scorge un particolare architettonico dell’Ospedale da me espressamente studiato a Milano – è a buon punto”; il 13 settembre 1928, Casorati informa che il quadro è ultimato e pronto per la consegna. Esso venne approvato dal Consiglio il 15 marzo 1929. Il dipinto fu eseguito negli anni 1927-28, che Casorati stesso definisce come “una pausa nella vita di pittore”. Egli parla di quegli anni, in cui prevale l’impegno nei grandi lavori di decorazione, scrivendo: “Attorno al 28 la mia pittura sembra aver subito una specie di lavacro: la tecnica ripulita riesce ad ottenere superfici come di seta opaca [...]. Il colore, se non ancora vivace è indubbiamente più chiaro, più limpido, più accogliente”. Nell’iter della ritrattistica del pittore, il dipinto dell’Ospedale Maggiore corrisponde dunque a un rinnovamento che, alla fine degli anni Venti, vede sciogliersi il rigore delle sue composizioni per una riscoperta della sensualità del colore, sotto l’influsso della scuola di Parigi e in particolare di Modigliani. Mentre la tavolozza si arricchisce di contrasti più acidi e di colori più chiari e sfumati, anche la ricerca prospettica si trasforma: i particolari architettonici del ritratto dei coniugi Sacco (la tenda, l’arco che incornicia la finestra, il portico dell’Ospedale) si susseguono in profondità appiattiti come le quinte dipinte di un teatro. La stessa incongruità prospettica esistente tra il pavimento a listoni di legno e il cortile dell’Ospedale ripropone un rapporto scenografico tra palcoscenico e fondale. Le due figure sedute dei benefattori (ritorna, per Carlo Sacco, la sedia, oggetto quotidiano ricorrente nelle composizioni di Casorati, come attesta Susanna, dipinto nel 1929, oggi a Roma alla Galleria Civica d’Arte Moderna) sono delimitate nitidamente nello spazio da contorni retti, che segnano anche i particolari dei volti e degli abiti, schiacciando la tridimensionalità dei corpi. Come nota lo stesso Casorati “L’immobilità delle figure ancora perfetta non è più assoluta” vivificata in questo caso dallo sguardo, fisso verso un punto a lato della scena che sfugge allo spettatore.

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Felice Casorati, Ritratto di Carlo Sacco e Carolina Cerutti, 1928 Per gentile concessione: Archivio Storico – Fondazione Ca’ Granda Policlinico

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