Ritratto di Carlo Carvaglio

Autore: Mario Sironi Collocazione: Quadreria della Ca' Granda Indirizzo: via Francesco Sforza 28 Anno esecuzione: 1933 LINEA DEL TEMPO: epoca 1900-1945

Il 25 giugno 1930 il Consiglio dell'Ospedale aveva deliberato l’assegnazione del ritratto di Emilio Zonda a Mario Sironi. L’incarico rimase sospeso, ma per l’interessamento del segretario Salvatore Spinelli, il 7 novembre di quello stesso anno a Sironi fu assegnato il ritratto di Carlo Carvaglio, con l’impegno che fosse consegnato entro il febbraio 1931. In realtà l’esecuzione del dipinto andò per le lunghe. Solo il 25 gennaio 1933 il Consiglio poté deliberare l’accettazione del quadro “a condizione che il pittore esegua le piccole modificazioni suggerite dalla commissione [artistica]”. In una lettera al Consiglio Ospedaliero del 3 novembre 1933, Matilde Carvaglio, figlia del benefattore, scrive: “Per quanto il ritratto stesso sia opera di egregio e stimato artista, quale Sironi, ho dovuto constatare che il quadro è eseguito in forma di impressione troppo sintetica, troppo abbozzata, così da rendere la persona effigiata in modo molto sommario e rude, poco adatto a rievocare l’animo dolce, mite e melanconico del defunto [...] Osservo la eccessiva sporgenza del viso, il rude abbozzo della mano, un occhio poco reso; rilievi questi riflettenti anche la somiglianza più che il lato artistico [...]”. Il segretario convocò Sironi il 6 dicembre 1933 per discutere delle lamentele della famiglia Carvaglio, ma non si hanno notizie di ulteriori modifiche apportate al dipinto. Sironi lavorò dunque per l’Ospedale Maggiore negli anni di massimo impegno politico e di maggior attività pittorica, quando la sua fama in Italia e all’estero gli procurava i più ambiti riconoscimenti (nel 1931 ottenne il secondo premio a Pittsburgh); L’incomprensione di cui il suo dipinto fu oggetto da parte degli eredi del benefattore e della stessa Commissione Artistica, che lo approvò con qualche riserva, testimoniano il divario esistente tra l’opera di Sironi e il ritratto verista caro alla borghesia milanese. Il vigore drammatico di quest’opera, stravolge l’immagine del ritrattato, ed è avvicinabile per potenza espressiva ai dipinti più forti eseguiti in quegli anni, come Bevitore con tazza (1931), Giocatori (1931), e San Martino (1932).

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Mario Sironi, Ritratto di Carlo Carvaglio, 1933 Per gentile concessione: Archivio Storico – Fondazione Ca’ Granda Policlinico

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