La Comunità ebraica

La Storia

A Milano, capitale del ducato prima dei Visconti e poi degli Sforza, gli ebrei potevano risiedere soltanto tre giorni consecutivi per sbrigare i propri affari, perciò si erano insediati nei comuni limitrofi e si recavano in città ogni giorno per ripartire al tramonto. Questa abitudine durò sino al 1597, anno in cui gli ebrei furono costretti a lasciare il suolo lombardo. Solo la comunità mantovana sopravvisse e fiorì. Fu proprio parte di questa comunità che nei primi dell'Ottocento diede vita alla Comunità di Milano, anzi, con l’Unità d’Italia (1861), molti degli stessi ebrei mantovani iniziarono a trasferirsi a Milano, che si preparava a diventare il centro economico e industriale più importante della regione, finché, nel 1866, la Comunità milanese, divenuta più numerosa di quella “madre” di Mantova, costituì un proprio “Consorzio israelitico”, basato sul principio della adesione volontaria, i cui iscritti si impegnavano a pagare le tasse per il suo mantenimento. La Comunità crebbe velocemente: nel 1890 contava duemila iscritti (in tutta Milano c’erano 400 mila persone), molti dei quali provenivano da altre regioni italiane e da paesi d’oltralpe. Negli anni 1920, la Comunità contava 4500 persone, che aumentarono a 8 mila intorno agli anni Trenta quando, a causa della politica antiebraica nazista, molti ebrei tedeschi lasciarono la Germania, rifugiandosi in Italia. Non furono gli unici a confluire a Milano: qui si rifugiarono molti ebrei provenienti da Piemonte, Marche, Toscana, Veneto, dove le Comunità ebraiche andarono assottigliandosi. Così nel 1938, anno della promulgazione delle Leggi antiebraiche fasciste,  a Milano vi erano 12 mila ebrei. Quando studenti e professori furono costretti a lasciare le scuole del Regno, gli ebrei di Milano aprirono in una palazzina di via Eupili (n. 6/8) una scuola ebraica, gettando le fondamenta di quella che oggi è la scuola ebraica di via Sally Mayer. Tra il 1939 e il 1941, circa 5 mila ebrei riuscirono a espatriare rifugiandosi nell’allora Palestina mandataria e nelle Americhe, ma dopo l'Armistizio del 1943, iniziarono le deportazioni anche per gli ebrei italiani, soprattutto per quelli del nord. Da Milano, i convogli diretti ad Auschwitz e ad altri Lager nazisti, partivano da un binario sotterraneo della Stazione Centrale, oggi divenuto Memoriale della Shoah di Milano. Con la fine della guerra la Comunità di Milano cercò di ricostituirsi. Ottenne in affitto il Palazzo Odescalschi, in via Unione 5, che operò per alcun anni, fino al 1952, come centro comunitario, punto di passaggio di numerosissimi profughi e scampati ai lager nazisti e luogo di culto, in attesa che venisse ricostruita la sinagoga centrale, distrutta in un bombardamento del 1943.  Dagli anni Cinquanta –per lo più in coincidenza delle quattro guerre arabo-israeliane, che costrinsero gli ebrei a lasciare i Paesi arabi in cui vivevano da secoli – la Comunità di Milano, che oggi conta 7 mila persone, accolse gruppi di ebrei provenienti da una quindicina di nazioni, in particolare da Egitto, Siria, Libia, Libano, Irak, Iran, che hanno mantenuto una loro identità culturale di gruppo. Le nuove generazioni, milanesi per nascita, che frequentano la stessa scuola ebraica dal nido alla maturità, stanno dando vita a un nuovo gruppo ebraico milanese, culturalmente omogeneo, che sta cambiando il volto originario della Comunità.

I Personaggi

Molti gli ebrei che hanno vissuto a Milano dando un prezioso contribuito alla vita civile, politica e culturale. Vogliamo ricordare, come esempio, alcuni personaggi. La loro vita è anche una testimonianza della vocazione all’accoglienza della città; infatti sono tutti, o quasi, milanesi d’adozione che qui seppero trovare spazio e occasioni di lavoro e impegno civile. Prospero Mosé Loria, di origini mantovane, fondò nel 1893 la Società Umanitaria, ancora oggi punto di riferimento, con i suoi centodieci anni di originali iniziative, sempre nel segno della solidarietà, della costante difesa del mondo del lavoro, la capacità di stare al fianco degli operai e in aiuto degli emigranti, il sostegno al mondo contadino, la valorizzazione delle scuole professionali, l’educazione degli adulti, la crescita civile e democratica. Yoseph Colombo nacque a Livorno nel 1897; fu influenzato dall’insegnamento dell’ultimo cabalista italiano, Elia Benamozegh. Insegnante e poi preside al Liceo Roiti di Ferrara dal 1922 al 1938, fu costretto a lasciarlo a seguito delle leggi razziali. Venuto a Milano, accolse la proposta di fondare la Scuola ebraica di via Eupili, necessaria per accogliere gli studenti ebrei cacciati dalla scuole pubbliche, che fiorì sotto la sua guida ed offrì a molti giovani la forza e la consapevolezza per affrontare le burrasche che di lì a poco si sarebbero scatenate. Il periodo che va dal ’38 al ’43 fu fondamentale per la scuola ebraica milanese. Terminata la bufera della guerra, Yoseph Colombo fu nominato preside al Liceo Berchet, e ne restò alla guida fino al 1967. Egli non volle tuttavia abbandonare i suoi amati studi ebraici, ed insegnò lingua e letteratura ebraica all’Università Bocconi. Resta tutt’ora un esempio eccezionale di educatore. Leo Valiani nacque nel 1909 a Fiume, terra di frontiera, bollente incontro di popoli e nazionalità. Dalla sua città assistette all’inarrestabile ascesa del regime di Mussolini. A dodici anni aveva assistito sgomento all’incendio di una sede sindacale da parte degli squadristi. Nel 1926 il varo delle leggi speciali lo portò alla grande scelta: quella della clandestinità. Fu arrestato e scontata la pena riparò in Francia; da lì passò in Spagna dove partecipò alla guerra nella doppia veste di giornalista e militante. Poi venne il rientro in Italia e la guerra partigiana. Valiani fu protagonista di primissimo piano sul fronte milanese, a fianco di Pertini, Longo e Sereni. La sua militanza politica continuò in tempo di pace soprattutto nella forma di una feconda attività giornalistica. Cresciuto in una famiglia ebraica il cui cognome originario era Weiczen, poliglotta fin dall’infanzia, dedicò importanti saggi storici agli ultimi anni dell’impero austro – ungarico e alle vicende del movimento socialista. Sabatino Lopez (Livorno, 1867-Milano, 1951), commediografo e critico teatrale ma anche romanziere e autore drammatico. Amato dal pubblico e dagli attori, ha dato un contributo originale allo sviluppo del teatro italiano e alla vita culturale del nostro Paese. Guido Jarach, nato a Milano nel 1905, figlio del Comandante Federico Jarach, altra eminente personalità dell’imprenditoria italiana (fu tra le altre cose assessore alle Finanze del Comune di Milano e presidente della Federazione degli industriali, oltre che presidente della Comunità), ingegnere e imprenditore, scampato miracolosamente all’eccidio nazista di Meina sul Lago Maggiore, riparato in Svizzera, dopo la guerra intensificò la sua attività imprenditoriale, poi divenne presidente della Banca Popolare di Milano, Cavaliere del Lavoro e Cavaliere di Gran Croce. All’impegno nella vita economica e civile di Milano, affiancò quello nell’ambito ebraico, come consigliere e poi presidente della Comunità, presidente dell’Unione delle Comunità, e in tante associazioni culturali e benefiche. Leo Wachter, ebreo polacco, nato a Kolomija nel 1923, scampato ai nazisti dopo l’internamento nel lager di Dachau, a Milano divenne uno dei più importanti impresari teatrali e organizzatore di eventi. Fondatore del Teatro Ciak, famoso per aver portato in Italia i maggiori musicisti del jazz e della musica leggera, dai Beatles a Frank Sinatra, affiancò al suo lavoro l’impegno politico e sociale e fu tra i fondatori della Lega italiana per la lotta contro i tumori. Erich Linder, nato da padre ebreo rumeno e da madre polacca ashkenazita a Leopoli (Lviv), nel 1924, trascorse a Vienna la prima giovinezza. Amava definirsi “ebreo viennese”, nato ad est quasi per caso. Di fatto conserverà per tutta la vita la cittadinanza austriaca. Erich si trasferì con la famiglia a Milano dopo l’annessione dell’Austria alla Germania nazista. Collaborò alla fondazione delle Edizioni di Comunità e fu responsabile dell’ufficio esteri della Bompiani. Divenuto direttore dell’Agenzia Letteraria Internazionale, le fece assumere in pochi anni un ruolo primario nell’editoria italiana.

Il Rotolo della Legge custodito nella Sinagoga centrale di Milano

Il Rotolo della Legge custodito nella Sinagoga Centrale di via Guastalla

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