La comunità cinese

L'arrivo dei primi cinesi a Milano è da far risalire all'inizio del 1900. Fu infatti in occasione dell’Esposizione Internazionale del 1906 che i ricchi borghesi cinesi intravidero delle possibilità di business e decisero di recarsi a Milano non solo di passaggio. Per l'Esposizione fu edificato un Padiglione Cinese  nell'area alle spalle del Castello Sforzesco, proprio accanto all'Acquario Civico, l'unica costruzione non demolita e tuttora esistente e, guarda caso, il futuro quartiere cinese sorgerà proprio tra via Canonica, via Paolo Sarpi, via Bramante e tutte le strade limitrofe. Qui, con una massiccia immigrazione, ebbe inizio negli anni ’20 il vero e proprio insediamento cinese a Milano, grazie al particolare tessuto urbanistico della zona, che favoriva la concentrazione di laboratori nel cortile con le abitazioni adiacenti. I nuovi arrivati giungevano dallo Zhejiang, regione di forti tradizioni, dove la vita sociale era organizzata in clan; il culto dei morti era molto sentito e per loro si costruivano mausolei; dove si praticava l'artigianato e un'agricoltura di montagna. Il mercato europeo (Francia, Olanda, Belgio) si interessò immediatamente degli oggetti d'arte in pirofillite che i cinesi usavano adoperare per le loro creazioni e soprattutto delle prime perle artificiali che una grossa società giapponese aveva proposto sul mercato di Shangai e che in Occidente riscuoteranno grandissimo successo. L'afflusso dei cinesi a Milano può risalire anche dal fatto che durante il conflitto 1914-1918, la Francia aveva richiesto mano d'opera cinese a basso prezzo da impiegare nelle sue industrie svuotate di personale. Al termine del conflitto, molti dei cinesi che persero il lavoro e si dispersero per tutta l'Europa si stabilirono anche a Milano. A partire dagli anni '30 si registra un aumento di matrimoni fra cinesi e donne italiane: è la chiesa a incoraggiare queste unioni, che rappresentano un'occasione da non perdere per convertire e battezzare. Inoltre, nel quartiere dove si sono insediati i cinesi vivono gli immigranti italiani provenienti dal Sud, che hanno in comune con i cinesi le stesse difficoltà e lo stesso disorientamento. La stampa fascista invece sarà contraria a questa integrazione in nome, of course, della "difesa della razza" e seguirà il divieto di matrimoni fra cinesi e milanesi (poi in effetti tollerato). Durante la guerra i cinesi vengono considerati nemici e sui 400 cinesi presenti in Italia, 300 sono internati dal giugno 1940 al 1944. A guerra finita molti faranno ritorno in patria, ma poiché la seconda generazione è mista (mamma italiana, papà cinese), l'Italia sarà nuovamente la loro meta. Per la comunità cinese, in Italia si parla di tre flussi migratori: il primo negli anni '20, il secondo fra il 1950 e il 1970 e un terzo dagli anni '80 a oggi. Sono sempre le stesse motivazioni per lo più di ordine economico ad accomunare i vari flussi migratori: la fuga dall'indigenza e la ricerca di fortuna in altri lidi. Negli anni, la tipologia migratoria è cambiata profondamente: non più singole persone, ma coppie e interi nuclei familiari, con la conseguente diminuzione dei matrimoni misti. Inizialmente, i cinesi vengono assunti dagli italiani perché è forza lavoro a basso costo, si lavora e si vive in umidi scantinati – casa e bottega come si suol dire – poi, però, l'intraprendenza e la capacità lavorativa prendono il sopravvento, tanto che oggi un cinese su tre attualmente è imprenditore o lavoratore autonomo. Il 70% dei giovani cinesi oggi non giungono da fuori, ma sono nati a Milano anche se l'idioma rappresenta tuttora una grossa barriera linguistica-culturale. A cura di Sara Nathan (tratto dal suo blog Viaggi e Pensieri - Cinesi a Milano)

 

Da non perdere, al Mudec, sino al 17 aprile, la mostra Chinaman, un secolo di cinesi a Milano 

Chinatown Milano

Veduta di via Paolo Sarpi, cuore del quartiere cinese a Milano

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